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IL ROSA E IL NERO. Palermo trent'anni dopo Mauro De Mauro, di Fulvio Abbate

IL ROSA E IL NERO
Palermo trent'anni dopo Mauro De Mauro
di Fulvio Abbate

ZONA 2001
pp.128 - EURO 9,30
ISBN 88 87578 27 3

 
Raccontare Palermo, con gli occhi e i ricordi di chi ci è nato e ne è partito, sullo sfondo di una questione aperta da molti anni: la scomparsa del giornalista de "L'Ora" Mauro De Mauro. Cosa è cambiato, negli anni, e cosa è rimasto immutato, nelle strade, tra la gente, nel mondo dell’informazione in Sicilia?
Fulvio Abbate ci accompagna in una passeggiata: gli antichi palazzi, gli storici mercati, le “zone nuove”, i luoghi scelti per decine di location cinematografiche - da “Il sasso in bocca” a “Il giorno della civetta”, “Meri per sempre”, “Totò che visse due volte”... - ed esecuzioni di mafia, sono per lo scrittore teatro di memorie ma anche occasione per un’osservazione aggiornata. L’amore per questa città - “romanzo storico vivente” - non cede alla nostalgia, proprio come la riflessione non cede al moralismo o alla facile denuncia: Abbate sceglie un atteggiamento di disincanto, quasi gli sia necessario stabilire il giusto distacco dalla Palermo dell’infanzia e della formazione, e mostrarla solo per quel che è stata e quel che è.
I personaggi che cita, incontra o rievoca sono vecchi amici e colleghi della stampa, che con lui hanno diviso le prime esperienze da cronista alla redazione de “L’Ora”, scrittori, uomini di cultura e di spettacolo, figure della “mitologia cittadina” (come il barone cocainomane sulla cui tomba figli e amici celebrano la sua ultima “sniffata”) o dei repertori di Cosa Nostra, i protagonisti e le vittime di coraggiosi tentativi di riscatto. Tra narrazione e reportage, si svolge così una sorta di “biografia cittadina”, all’insegna dei colori - “Più di una metafora, forse” - della locale squadra di calcio, il rosa e il nero, e di quel mistero cui nessuno ha mai trovato soluzione.


Perché Mauro De Mauro scomparve, nel settembre del 1970? Su cosa aveva messo le mani, l’ex repubblichino della X Mas? Giornalista di fiuto “trasferito” (a "L’Ora", quotidiano di sinistra) dalla cronaca allo sport, lui che di mafia se ne intendeva, lavorava nell’ultimo periodo al "Caso Mattei" per conto del regista Francesco Rosi, impegnato nelle riprese del film, ma confidò a qualche collega “Ho una notizia che mi farà ottenere una orificenza dal Capo dello Stato”. Qual era “la notizia”? Riguardava “l’incidente aereo” nel quale perse la vita il Presidente dell’Eni? O i viaggi in Sicilia del principe Junio Valerio Borghese, alla vigilia del tentato golpe? Chi lo rapì, lo interrogò e lo uccise? Sì, la mafia: ma per conto di chi? Si tratta davvero del “primo mistero di stato, dopo la morte di Salvatore Giuliano e la strage di Portella della Ginestra”, come sostiene Francesco La Licata, inviato de “La Stampa” ed “esperto” di cose mafiose?
L'incipit del volume
Questo è il racconto di alcune passeggiate fatte a Palermo, sullo sfondo di una questione aperta da molti anni: la scomparsa del giornalista de "L'Ora", Mauro De Mauro. Il titolo contiene invece un riferimento ai colori sociali della squadra locale di calcio: rosa e nero che, ogni domenica, crepitano sul verde di un prato. Più di una metafora, forse.
Domanda: è possibile parlare di Palermo senza precipitare nel buio fitto delle trame del passato? (...)
Se adesso, come nella "pista cifrata" - il gioco più semplice della "Settimana enigmistica" - provo a unire tutti i punti del racconto che mi accingo a fare con un unico segno di matita, ne viene fuori, forse, un disegno irriconoscibile, un disegno simile a un fantasma.
Intendiamoci, non c'è l'intenzione di raggiungere la completezza in queste pagine. Sarebbe da ingenui pretendere di fare luce su un caso che, nonostante le ultime rivelazioni, vive ormai soprattutto nei verbali e nelle foto di quel settembre 1970, quando Mauro De Mauro fu visto per l'ultima volta a Palermo.
Dunque, Il rosa e il nero è soltanto il racconto di una persona che ritrova il luogo dove non vive più, prendendo spunto nella sua mappa ideale di attraversamento della città dalla sparizione di un giornalista che diceva in giro di avere scoperto qualcosa di molto importante: un buco nero della storia della repubblica, probabilmente.
La narrazione si sofferma anche sulle mutazioni avvenute nel frattempo a Palermo (le prove generali di una "rivoluzione borghese", per esempio), città che da sempre custodisce il pregio (o il limite?) di essere un romanzo storico vivente. Un romanzo senza mai finale, un romanzo sconclusionato, nel migliore dei casi.


 
 
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l'autore
Fulvio Abbate
(Palermo, 1956)

Vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi "Zero maggio a Palermo" (1990),"Oggi è un secolo" (1992), "Dopo l’estate" (1995), "La peste bis" (1997). E il reportage "Capo d’Orlando. Un sogno fatto in Sicilia" (1993). Nel 1998, ha trasformato il romanzo inedito "Teledurruti" in una trasmissione televisiva. Nel 2002 "Teledurruti" è stato pubblicato da Baldini & Castoldi.  
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