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il libro / narrativa  
DIARIO DELLA PAURA. Da via dei Georgofili la storia di un biennio, di Silvia Tessitore

DIARIO DELLA PAURA
Da via dei Georgofili la storia
di un biennio di sangue

di Silvia Tessitore

ZONA 2003
pp. 128 - EURO 11
ISBN 88 87578 62 1

"Diario della paura" è tra i libri consigliati da Carlo Lucarelli nello speciale della trasmissione Blu Notte "La mattanza". Guarda la trasmissione su YouTube >>>

 
Partendo dalle “stragi dei monumenti” (Firenze, Milano, Roma), Silvia Tessitore racconta in questo libro la terribile offensiva mafiosa del biennio di sangue 1992-1993, collocata nel difficile transito tra “prima” e “seconda” Repubblica. Legata a Firenze da motivi sentimentali, Silvia Tessitore - giornalista free lance di Caserta, che oggi vive e lavora in Toscana - decide un giorno preciso di scoprire perché, nel 1993, la mafia colpì la Torre dei Georgofili e il Museo degli Uffizi, facendo enormi danni, cinque morti e più di cinquanta feriti. Come tanti, ha di quei fatti un ricordo sbiadito: vuole saperne di più. Tra cronache ufficiali e personali, attraverso libri, giornali, trasmissioni tv e passeggiate nella Firenze di oggi, l’autrice rivive una storia di bombe e di lutti che intreccia Tangentopoli, la riforma maggioritaria del voto, la nascita di nuovi movimenti e formazioni politiche. La storia che a mano a mano si delinea - scandita da una passione civile libera da ogni pregiudizio - tocca così da vicino l’Italia di oggi da suggerire più di un motivo di riflessione.

L'incipit
PROLOGO DELLA PAURA
Io ho paura di tutto. Del buio, della velocità, delle malattie, della malvagità, della violenza, figuriamoci della morte. Ho paura dei complotti e dei tradimenti, della follia, della fatalità del caso, dei bugiardi e degli ipocriti. Ho paura delle calamità, del terremoto, delle alluvioni, a volte financo dei tuoni, delle trombe d’aria, degli incendi e delle invasioni bibliche di cavallette. Ho paura del dentista, della pentola a pressione, delle brutte notizie, del pensiero unico, del dolore fisico, del sangue, dei cadaveri. Ho paura delle mie stesse paure, o delle fantasie angosciose: temo che si possano realizzare, non ne parlo per scaramanzia.
Ho incubi ricorrenti. Una donna che tenta di salvare una bambina che affoga in una piscina enorme in mezzo al deserto, collegata con chissà che dove da una strada d’asfalto che si perde dritta nell’orizzonte, come quelle americane. Un mastino napoletano che mi si avventa contro, furioso, per mordermi il braccio destro, mi azzanna, ma i denti non affondano. Oppure: resto chiusa di notte in una chiesa buia, osservata da gesucristi e santi caravaggeschi su tele immense e nere, e quelle facce sono vive, prendono rilievo di carne dalla superficie dipinta, con quella loro espressione disfatta da dolori indicibili o appena piegata in un sorriso pietoso, tetro, rassegnato.

Ho paura che la storia che adesso vi racconto possa farmi del male, che a qualcuno possa non andar giù che scrivo questo libro. L’altro giorno, prima di rimettere in moto la macchina – che non usavo da un paio di settimane – ho controllato il vano motore, i fili soprattutto. Piero dice che sono già entrata nel trip narcisistico della scrittrice di narrativa, che tutto quel che ho letto e scritto in questi mesi mi sta condizionando. Io spero davvero che sia così, ma nel frattempo mi tengo la paura e uso ogni stratagemma per non pensarci. Concentrare, mi devo, sul lavoro, il tempo stringe, se mi fermo sono guai.
Intanto è scoppiata un’altra guerra, di fronte alla quale non riesco a far nulla, tranne che provare un’immensa pietà, guardare la tv, leggere i giornali, affidarmi a dio e continuare a lavorare, puntuale ai miei doveri come posso. La scena del mondo d’oggi è una scena de paura. Da quando c’è la guerra, la bandiera arcobaleno che ci ha regalato Daniela a Natale sventola dal nostro balcone come un povero straccio.

Ogni giorno, da che ho iniziato a occuparmi di questa brutta storia, non faccio altro che riandare avanti e indietro agli ultimi dieci anni, e ogni giorno mi pare che il filo della trama arrivi fino a oggi, fino a qui. Se tiro quel filo, ho le allucinazioni: come se pure questa guerra, la spaccatura europea, l’isolamento dell’Onu e l’iniziativa americana pendessero da quel filo, e ho paura. Paranoica? Non lo so, mi chiedo se l’interdipendenza dei processi in atto non comporti anche certo genere di conseguenze. Io non sono nessuno per poterlo affermare, ho strumenti di comprensione limitati a quel che so e quel che so lo posso solamente raccontare. Con questa premessa, vengo a dirvi che non ho la pretesa di inventarmi teorie o di svelarvi qualcosa che non sapete già. Vi prego anzi di considerare quanto esporrò col beneficio della mia ipocondria, che forse mi mostra sempre lo stesso lato delle cose.

 
 
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l'autrice
Silvia Tessitore Silvia Tessitore
(Casagiove, Caserta, 1960)

http://sitessi.wix.
com/silviatessitore

Giornalista freelance, è stata a lungo corrispondente del quotidiano "Paese Sera" nonché “voce” e caporedattore di Radio Città Futura e Primarete Stereo a Caserta. Ha collaborato con molte testate radiotelevisive e della carta stampata, italiane e straniere, occupandosi spesso di criminalità e immigrazione. E' il direttore editoriale di ZONA, la casa editrice che ha fondato nel 1998 con Piero Cademartori. Ha pubblicato le raccolte di poesia "Aspirina" (Edizioni del Delfino, 1989), "Gli ornitorinchi" (Ripostes, 1994) e "Numeri" (ZONA, 1998). Nel 2011 ha pubblicato il romanzo-reportage "Eleven in September. Storie dall'11 settembre 2001" (ilmiolibro), con testimonianze autentiche di testimoni e sopravvissuti all'attacco alle Twin Towers di New York. Ha espresso il suo punto di vista da editore, dopo oltre vent'anni di impegno nel mondo dei libri, sullo stato del mercato italiano nel documento "Quello che ai lettori non dicono", disponibile gratuitamente in pdf qui sul nostro sito.
 
 
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