All’inizio, queste confessioni volevano essere un tentativo di spiegare le forme e dinamiche del sentimento. Mentre scrivevo però mi sono reso conto che mi stavo lamentando della precarietà, e la realtà ha fatto una curva in senso opposto. Ho fatto l’amore con la mia immaginazione, e sperimentato l’espressione come una scienza duttile, che mi concedesse di sbagliare.
Il risultato non è omogeneo. Il piacere della lettura spero accompagni la nuda teatralità di corpi che riflettono l’insipienza dei nostri tempi. Non ci sono riferimenti, se non nelle immagini anecumeniche della televisione che danno un taglio alla nostra capacità di pensare. Di formulare concetti. Di scegliere senza condizionamenti. Di riscoprire la profondità e il dubbio nel nostro ragionare, nella quotidianità. (Alessandro A. Reforgiato)
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