Tomà va in pensione, ma come organizzare la propria nuova vita? In questo diario di viaggio, Tomà ci racconta, giorno per giorno, il suo confronto con nuove prove, interessi, interrogativi: ed è come un manuale di sopravvivenza per non sentirsi mai vecchi, per non sentirsi mai soli, per cercare, dentro e fuori di sé, il meglio che lavanzare delletà può offrire.
I PARERI
“Grazie per Come Tomà . E' bello, è utile: abbiamo bisogno di una nuova visione della vecchiaia. Lasciarsi andare – una sorta di suicidio cronico – è un vero peccato. La durata e la qualità della vita sono nelle nostre mani (il Settantacinquepercento appunto, “Vecchi sbagliati si diventa da giovani”). E' un libro che raccomanderò alle persone che conosco e agli studenti”.
Carlo Vergani. Geriatra e Gerontologo Università di Milano
"L'ho trovato interessante ed efficace nel perseguire gli obiettivi che si pone, cioè divulgare ciò che è indispensabile e urgente sapere oggi sulla Terza età. In Come Tomà ho trovato una corretta sensibilità verso i problemi della Terza età. Io credo che il grande arcipelago degli anziani di cui mi occupo con SPI-CGIL, troverebbe diversi e utilissimi stimoli nella lettura di questo libro".
Betty Leone. Segretario Generale SPI-CGIL
"Leggendo ho molto spesso pensato al ‘popolo dell'AUSER', a tutte le migliaia di persone che incontro da anni e che certamente potrebbero trarre giovamento da una simile lettura, proprio in termini di utilità immediata. Ritengo che quella di Tomà sia oggi la ‘giusta' cultura della Terza età e che per tanto meriti di essere divulgata”. Maria Guidotti. Presidente Nazionale AUSER - Portavoce del Forum del Terzo Settore
LA PREFAZIONE DELL'AUTORE
Il fatto è che di vecchiaia si parla ancora poco e intanto le dimensioni sociali del fenomeno crescono. Dopo più di un decennio di attività nel campo della promozione culturale per la Terza età, sono giunto alla conclusione che la diffusione della riflessione sulla vecchiaia sia quanto mai urgente. Troppo spesso ho visto persone anziane affrontare la loro condizione a mani nude, affidandosi esclusivamente alla propria sensibilità e al buonsenso, strumenti che da soli ormai non bastano più. La nostra società è diventata molto più complessa ed è sempre più indispensabile munirsi di conoscenze e informazioni che possano favorire la comprensione dei fenomeni nuovi che caratterizzano la vecchiaia. Pensarci serve ad affrontare le difficoltà, forse ad alleviare le sofferenze, e a vivere più pienamente. La società invecchia, gli indicatori statistici danno cifre davvero impressionanti, per lItalia e per il mondo dellOccidente industrializzato in generale, pertanto è tempo che una nuova cultura della vecchiaia vada riconosciuta, sviluppata, descritta e soprattutto divulgata. Urgentemente. Per fare fronte alla qualità nuova della vecchiaia e alle sue sorprendenti dimensioni demografiche. La sfida è ormai, in modo sempre più evidente, la costruzione di quella che chiamerei, con pacatezza, una nuova civiltà della vecchiaia.
Riflettere sulla vecchiaia è urgente perché la nostra è una società irreversibilmente caratterizzata dalla moltitudine di anziani e, inoltre, proprio per questo, perché si deve dare lopportunità a chi vecchio ancora non è di concentrarsi sul proprio futuro prima che la vecchiaia accada. Penso che sia urgente mettere a disposizione delle persone almeno le idee correnti sulla vecchiaia, indicare quali sono gli studi più rilevanti nel settore, insomma divulgare il più possibile quanto gli uomini di oggi (scienziati, ma anche scrittori, filosofi...) sanno sugli anziani. Per accrescere la consapevolezza sociale prima, prima che si produca una sorta di effetto Vajont, cioè prima che la verità del fenomeno si manifesti tutta dun colpo, tragicamente per averla ostinatamente ignorata. Per tutto questo ho immaginato il diario della vecchiaia di Tommaso Tomà Rebeschi. Esso non copre tutti i campi dindagine, indica piuttosto con uno sforzo di semplificazione direzioni di ricerca, temi di riflessione personale, semplici ma fondamentali informazioni, per le persone che intendono riflettere su di sé in questa precisa prospettiva, vale a dire dal punto di vista del proprio tempo che passa, indipendentemente dalletà che stanno attraversando. Ogni pagina sembra sia stata scritta come per rispondere alla domanda: che cosa di urgente e indispensabile devo sapere, qui e ora, per affrontare al meglio linvecchiamento?.
Quanto è rappresentativo Tomà? Poco, tanto? Non credo che sia importante, secondo me è del tutto secondario: ciò che conta è il fatto che Tomà è un esempio, egli è una realtà, e soprattutto è una realtà assertiva. Tomà pone se stesso come protagonista per sé, e guarda da vecchio e cerca di vivere in questo mondo in modo ottimale. Proprio il suo essere così ha suggerito lauspicio espresso dal titolo. Il distacco anagrafico che oggi mi separa dalla vecchiaia ha certamente favorito una più serena valutazione delle osservazioni e delle descrizioni dei fenomeni, e costruire le pagine del diario è per me stata unoccasione importante di riflessione su ciò che mi aspetta. Per tutto questo sarò sempre grato al signor Tommaso Rebeschi. Va da sé che, a eccezione di autori o personaggi pubblici, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. (Mauro Portello)
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