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SAMUELE BERSANI.Chiedei l'autografo all'assassino, di Marco Ranaldi

SAMUELE BERSANI
Chiedi un autografo all'assassino

di Marco Ranaldi
Con un'intervista esclusiva
a Samuele Bersani
e un intervento di Gianfranco Baldazzi
Foto di copertina Monica Silva

ZONA 2004
pp. 144 - EURO 13

ISBN 88 87578 78 8
Collana AminoaCiDi
, diretta
da Lorenzo Còveri


 
Figlio di "un Pink Floyd di Cattolica", di un flautista che "ha dedicato tutta la sua vita al rapporto tra uomo e suono", ascoltava Segovia sul seggiolone. E' stato svezzato tra un corso di musica barocca e uno di musicoterapia. Tra i primi ricordi, concerti di Conte, Jannacci, Battiato, e di certi sperimentalisti che piacevano tanto a mamma e papà. A cinque anni, fu buttato su un palco con gli Inti Illimani a cantare "El pueblo unido". Dagli otto ai quindici, prese lezioni di pianoforte a Rimini, dal Maestro Speranza, esigente da panico. Il primo disco che acquistò con la paghetta fu "Zerolandia" di Renato Zero. Aveva la fissa delle colonne sonore degli sceneggiati tv: “Joe Petrosino”, “La Baronessa di Carini”, “Il segno del comando”... Figlio unico, non avendo mai praticato sport a livello agonistico, non avendo mai avuto il motorino, disponendo solo di alcuni strumenti e di un grande talento, musicale e linguistico, cosa poteva fare nella vita un ragazzo come Samuele Bersani? Canzoni, niente altro che canzoni. Marco Ranaldi ci guida – attraverso testi e parole e una ricca intervista – sulla strada che ha trasformato un "fenomeno teenageriale" in un autore di grande raffinatezza e successo.

Samuele Bersani: ritratto di un artista

In Samuele Bersani. Chiedi un autografo all'assassino di Marco Ranaldi (ZONA, pp. 144, euro 13 - Collana "Aminoacidi", diretta da Lorenzo Coveri) c'è il ritratto di un enfant prodige che ha voluto smettere in fretta i panni dell'enfant - figlio di "un Pink Floyd di Cattolica", coccolato dal mercato e dalle giovanissime fans - per prendersi tutta la libertà e responsabilità delle proprie scelte creative.
Un insolito debutto

Aveva solo vent'anni, Samuele Bersani, quando un pomeriggio si presentò a Lucio Dalla - al check di un concerto - con un registratorino in mano. Voleva fargli sentire una canzone. "Dalla quasi si commosse e mi chiese se l’avessi scritta veramente io, un po’ come mio padre con i miei temi di italiano!".

Dalla e il suo produttore, Renzo Cremonini, gli chiesero di restare a far due prove "sullo stesso Roland RD1000 che suonava Dalla in Caruso e con un impianto della madonna", ma senza promettere niente. Quella sera sul palco - dopo aver eseguito Caruso - Dalla disse, rivolgendosi al pubblico: "Oggi pomeriggio è venuto un ragazzo, non mi ricordo nemmeno il suo nome, mi ha fatto ascoltare una canzone e mi piacerebbe metterlo subito alla prova". La canzone era Il Mostro, Samuele l'aveva scritta già da un po', quando aveva scelto di lasciare la scuola per mettersi a scrivere canzoni.
"Se non vivo, non scrivo"

Questo fu il battesimo di Bersani. Da lì - in una dozzina d'anni - sono trascorsi alcuni grandi album e molte altre collaborazioni ed esperienze prestigiose: Pacifico, Cammariere, Concato, Mina, Vanoni, Mannoia, Chiedimi se sono felice per il film di Aldo Giovanni e Giacomo, Siamo gatti per "La gabbianella...", un Sanremo, un Premio Tenco... E molta vita: "Ci metto due anni per fare un album perché prima bisogna vivere, altrimenti di cosa parlo?".
Rinaldi intervista Bersani
Nella lunga intervista di apertura, Marco Ranaldi - critico musicale e musicista - raccoglie da Bersani qualcosa di più della semplice storia di una carriera: Bersani si racconta (con franchezza, tutta romagnola - potremmo dire) per come è, dribblando in scioltezza i paragoni impegnativi con cui è stato definito finora ("il nuovo Luigi Tenco") e affermando prima di ogni altra cosa il proprio talento naturale, quasi una predestinazione al mestiere di far canzoni, ma soprattutto di scrivere testi.
Istruzioni poetiche e passione artigianale
Se per le musiche Bersani si avvale di grandi collaboratori - compositori e arrangiatori come Beppe D'Onghia e Roberto Guarino - i testi ama scriverli da sé: sono storie di vita, sue e di altri, in cui spesso s'affaccia il dolore, ma che Bersani sa rendere poeticamente irresistibili, con spietata ironia o la più raffinata eleganza.
Il volume contiene un intervento di Gianfranco Baldazzi, suo primo produttore per la Pressing, la casa discografica di Dalla. Dice Baldazzi: "Su una intuizione poetica può lavorarci per settimane, una canzone per lui non è finita finchè ogni parola non è al suo posto, precisa, immodificabile, insostituibile". E si chiede: "Quanti dei nuovi artisti di oggi lavorano con questa pignoleria, con questo gusto artigianale del componimento-canzone?". Non molti in Italia, ma fra questi Bersani occupa oggi un posto di sicuro rilievo.

L
a carriera, i progetti
Nel suo saggio, Marco Ranaldi analizza la produzione di Bersani con grande attenzione a restituircene il mondo, le suggestioni, le cose in cui crede: in alcuni passaggi si crea come un effetto di fusione, tra l'autore e il cantautore, e la storia dei più grandi successi di Bersani - da Chicco e Spillo a Cattiva, dall'album d'esordio "C'hanno preso tutto" al recente "Caramella smog" - si colora di un'emozione autentica.

 
 
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l'autore
Marco Ranaldi - pianista, compositore, musicologo e critico musicale - ha curato monografie dedicate a Fabio Concato (Ed. Libria), Pino Daniele (Ed. Frilli) e, con Ernesto Bassignano, a Umberto Bindi (Ed. Pieraldo). Ha inoltre curato i capitoli riguardanti la musica da film dei cantautori Francesco De Gregori, Gino Paoli e Paolo Conte nei rispetti volumi curati da Enrico de Angelis (Ed. Muzzio). Collabora con Il manifesto, Rinascita, Alias, Il giornale della musica, Auditorium, Totem, L'isola che non c'era, La Gazzetta del Mezzogiorno. E' concertista, docente di educazione musicale e sta portando a termine gli studi di musicoterapia.  
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