Da quando mi sono messo a scrivere la memoria è diventata un po’ la mia materia. Eppure faccio fatica perché si tratta di me, dei miei pensieri più nascosti, delle mie debolezze, dei miei rimpianti. Allora se faccio fatica a ricordare è perché non voglio o non posso. Mi sfuggono fatti accaduti pochi giorni fa e mi ricordo fatti di quarant’anni fa. Ormai la mia memoria che era un dono del cielo è diventata un abito professionale. Senza memoria niente libri...
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Un nuovo memoir dell’artista e musicista romano, un quaderno di ricordi che ripercorre l’intero arco di una vita, dal dopoguerra a oggi.
Una vita di conquiste e mutamenti affrontati con coraggio e paura, i cui eventi-faro - come li definisce Vanni Pierini nalle nota introduttiva - sono stati orchestrati dal caso. Una musica a volte tenera, altre crudele.
Ancora una volta teatro e musa dei ricordi è Roma, mai tanto amata, benché mutata oltre ogni ragionevole adattamento.
Se avessimo la possibilità di osservare la nostra vita come si osserva il diagramma tracciato da un sismografo, non faremmo fatica ad accorgerci che il nostro tempo non è lineare, i nostri giorni non sono tutti uguali, noi stessi non siamo, sempre e per sempre, gli stessi ‘noi stessi’. Quello che è meno scontato capire è che solo una manciata di eventi hanno la proprietà – per intensità, importanza e criticità – di stabilire un prima e un dopo, uno spartiacque che muta noi e la nostra vita. La loro luce splende soltanto se si riesce a guardare la vita a ritroso, se si risale il corso accidentato del tempo, quello privato e quello del mondo in cui ci troviamo a vivere i nostri anni. (Vanni Pierini)
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